Il Congresso di Humanitas 2015

14 Giugno 2015

Venerdì 12 giugno 2015 si è concluso il secondo Congresso di Humanitas sui tumori del peritoneo. Quest’anno l’evento – che ha cadenza biennale – si è concentrato sulle sole “metastasi peritoneali”, come ormai vengono definitivamente chiamate le carcinosi, a insorgenza da tumori dell’ovaio e del colon.
Presso la sede congressuale di Humanitas Research Hospital sono convenuti alcuni dei più importanti Specialisti internazionali: Beate Rau da Berlino, Olivier Glehen da Lione, Jean-Marc Classe da Nantes e Ignace De Hingh da Eindhoven.
Oltre a loro, un ricchissimo panel di esperti italiani: Paolo Sammartino da Roma; Pierandrea De Iaco da Bologna; Luca Ansaloni da Bergamo; Giovanni Scambia, Anna Fagotti e l’amico Vito Chiantera dal gruppo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Perugia e Campobasso; Lorenza Rimassa, Domenico Vitobello, Edoardo Bottoni, Daniele Del Fabbro, sempre di Humanitas; Angelo Maggioni, Giovanni Aletti e Simona Ravenda dallo IEO di Milano; Maria Di Bartolomeo, Filippo Pietrantonio, Marcello Deraco, Shigeki “Shiga” Kusamura e Dario Baratti dall’Istituto dei Tumori di Milano; Antonio Sommariva da Padova.
Abbiamo anche apprezzato la foga entusiastica di un veterano e “patriarca” come il Professor Costantino Mangioni, veterano dei Ginecologi italiani.
Non è mancato nemmeno il saluto video di Paul Sugarbaker, inizialmente previsto nel panel ma che ha dovuto declinare l’invito per concomitanti impegni.

L’evento è stato frequentato da pochi partecipanti; era purtroppo inevitabile dato l’argomento di nicchia, ma è stato egualmente un piccolo rammarico. In compenso i contenuti sono stati di livello elevatissimo, a dimostrazione di quanto i partecipanti fossero stimolati dall’idea di essere arrivati a quel “turning point” che era il titolo del congresso.

Per quanto riguarda le metastasi peritoneali da colon, come ha mirabilmente sintetizzato Lorenza Rimassa, siamo passati da un’iniziale diffidenza reciproca fra Chirurghi e Oncologi, a un rapporto di splendida collaborazione che si è costruito sul rispetto per la serietà del lavoro svolto. Questa serietà è passata attraverso la necessaria brutale selezione dei potenziali candidati a un trattamento chirurgico; una selezione spesso dolorosa, perché il desiderio sarebbe di poter curare tutti quelli che vengono a bussare alla nostra porta, ma inevitabile per poter essere seri e credibili con tutti, pazienti e colleghi, e soprattutto per poter far sì che il trattamento chirurgico delle metastasi peritoneali da colon possa diventare uno standard in un numero sempre maggiore di casi.

Più difficile appare individuare il punto di incontro sulle metastasi peritoneali da tumore avanzato dell’ovaio. La considerazione che il tumore dell’ovaio è chemio-sensibile in circa il 70% delle donne genera ancora una forte resistenza nei Ginecologi di fronte alla prospettiva di effettuare una chirurgia più estesa. D’altra parte, quelli come me che credono nella necessità dell’asportazione di tutta la malattia visibile come condizione imprescindibile per poter parlare di un trattamento oncologicamente adeguato, si basano proprio su lavori ginecologici di altre parti del mondo e su studi prospettici randomizzati, alcuni dei quali italiani, tutti presentati al nostro Congresso.
Ci vorrà molto lavoro e molto, moltissimo dialogo per poter arrivare a parlare un linguaggio comune e per poter offrire alle donne affette da questa malattia un trattamento omogeneo, evitando così le incomprensioni generate dalla disparità. Ma noi crediamo fermamente nel fatto che il primo precetto imprescindibile sia la qualità della chirurgia: la paziente si gioca la maggior parte delle sue chances in sala operatoria, e questo è stato ben dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio nel corso di numerosi studi, con un livello di evidenza altissima.

A tutti i miei colleghi dell’Unità Operativa di Chirurgia Oncologica di Humanitas Research Hospital – cito anche l’inesauribile Ferdinando Cananzi, senza cui questo congresso difficilmente avrebbe visto la luce; Antonella Ardito; Andrea Brocchi, sempre di fronte a me in tanti interventi; Chiara Mussi; il grandissimo Luca Cozzaglio, amico prezioso e splendido compagno di lavoro – oltre che al mio Primario ed amico Dr. Vittorio Quagliuolo, che ci ha sempre stimolati ad “andare avanti”, vada la mia più sentita riconoscenza per il supporto non solo nella difficile organizzazione di questo evento, ma anche nel lavoro quotidiano.
Arrivederci al 2017!
Pietro Bagnoli


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