La peritonectomia in ICH

20 Marzo 2011

La peritonectomia in ICH - storia di un incontro casuale - di Pietro Bagnoli

Al momento in cui scrivo queste note ho 45 anni e quindi posso essere considerato nel mezzo del cammin di mia vita.
Faccio il chirurgo da circa 20 anni e lavoro presso l’Istituto Clinico Humanitas dal Maggio 1998, in un’équipe piccola quanto a organico, ma estremamente coesa quanto a rapporti umani e intenti, il che è assolutamente fondamentale per poter ottenere risultati in una patologia così difficile.
Da tanti anni mi occupo di chirurgia oncologica pesante e impegnativa, sviluppando con i miei colleghi più vecchi – ma soprattutto con Vittorio Quagliuolo, mio attuale primario – la passione per l’intervento creativo, l’atto che esce dagli schemi, quello che richiede più competenze insieme. È qualcosa che abbiamo maturato nella cura dei sarcomi, i tumori dei tessuti molli, che ci impegnano così tanto da poterli considerare una vera e propria sfida quotidiana.
Tuttavia, l’interesse per questo settore così affascinante è nato quasi per caso.
Un’afosa estate di qualche anno fa mi trovavo a Forlì per il Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia Oncologica e aspettavo che arrivasse il mio amico e collega Vittorio Quagliuolo (attualmente mio primario). Avendo già visto le sessioni di mio interesse, avevo un’oretta di tempo libero che impiegai andando a sentire le presentazioni sulla peritonectomia per carcinosi da tumori del colon. Ero perplesso, non lo nego: all’epoca anch’io come tanti consideravo la carcinosi uno stadio finale del cancro del colon, una tappa di non ritorno, qualcosa contro cui non si poteva più fare nulla di utile; del mesotelioma e dello pseudomixoma sapevo invece poco e nulla. Ascoltai e uscii piuttosto freddino, ma ne parlai quella sera stessa con Vittorio che, al momento, condivise le mie perplessità. Il giorno dopo, mi presentò alla massima autorità italiana (e una delle più importanti a livello internazionale) sul tema, e cioè Marcello Deraco, destinato – ma ancora non lo sapevo – a diventare la mia guida su quest’argomento.
Al ritorno in ospedale mi attaccai alle banche dati internazionali e scaricai decine di articoli sul tema: la lettura mi aperse orizzonti inaspettati, tanto che ne feci partecipe colui che all’epoca era il mio primario, e cioè Roberto Doci. Roberto mi ascoltò con le stesse ovvie perplessità di Vittorio e mi consigliò di approfondire ulteriormente l’argomento, cosa che feci chiedendo ospitalità nella sala 5 dell’Istituto dei Tumori di Milano: Marcello Deraco mi accolse con amicizia e anche qualche sorridente perplessità legata credo al numero di persone che normalmente affollano la sua sala, poche delle quali riescono effettivamente a progredire in questo ramo.
Le perplessità si stemperarono con il passare del tempo: dopo un anno e mezzo di presenza ossessiva nella sua sala, Marcello stabilì che avrei potuto provarci, ovviamente sotto la sua supervisione.
L’amministrazione del mio ospedale si lasciò coinvolgere dal mio entusiasmo, e non fu facile: l’organizzazione di questo lavoro presenta per la Struttura che lo ospita un impegno paragonabile a quello di un trapianto di fegato. Devo ringraziare l’Amministratore Delegato Luciano Ravera e il Responsabile delle Risorse Umane Massimo Pietracaprina per averci creduto; Riccardo Bui della Gestione Operativa per avermi dato tutto il supporto logistico; e Filippo Dallatorre e Max Guffanti per avermi ascoltato nella scelta dei materiali.
Ci fu poi il coinvolgimento degli Anestesisti: Stefania Brusa e Cristina Carlino, che scriveranno anch’esse per questo sito, andarono all’Istituto per vedere cosa facevano i loro colleghi, poi elaborarono un protocollo che applicammo sin dal primo caso. E non è neanche da dire quanto conti l’amicizia nell’elaborazione di un progetto di questo genere.
E poi tutta la nostra meravigliosa Unità Operativa: da Vittorio – che ha preso le redini del reparto dopo che Roberto si è ritirato – a Luca Cozzaglio, a Chiara Mussi, sino a Antonella Ardito e Andrea Brocchi che vengono sempre in sala operatoria a condividere con me queste autentiche maratone chirurgiche. E un pensiero speciale anche ai nostri specialisti in formazione, Simona Mei e Matteo Cimino, che seguono i pazienti in reparto con entusiasmo e professionalità.
E poi, ancora, gli strumentisti e tutto il personale del blocco operatorio: in primis Igea e Patrizia, gli angeli custodi della nostra sala; ma anche ovviamente Alessandra e Serena, le Caposala; e poi Daniele, Stefano e tutti gli altri.
E il personale del nostro caro, vecchio Reparto di degenza (Teresa, Susanna, i due Filippi, Paula, Sabrina, Maria Claudia, e adesso anche Monica, Marius e tutti gli altri).
E non finisce qui, perché c’è anche la ditta RanD (www.rand-biotech.com) che ha inventato la macchina che utilizziamo per fare quella che noi chiamiamo scherzosamente la “bollitura”, e che ha fornito sin dall’inizio tutto il supporto tecnico con affabilità e spirito di collaborazione: il pensiero va ovviamente a tutti loro (Stefano Busoli e Mirco Borra fra gli altri, non fosse altro che per la maggior familiarità) ma, in particolare, alla meravigliosa Alessandra Faroni, mia interlocutrice privilegiata ogni volta che devo mettere in pista una procedura, che sopporta pazientemente tutte le mie ansie e che organizza il tutto in modo magistrale.
E ancora, la farmacia: la responsabile Maria Fazio e Gabriella Pieri, subissate dalle mie mail, diventarono matte sin da prima delle vacanze estive a cercare la soluzione ideale per veicolare i farmaci.
Vedete che organizzazione per questo lavoro?
E non basta, perché poi c’è ovviamente Marcello, che trema tutte le volte che vede comparire sul suo iPhone il mio numero di telefono, perché sa che dovrò discutere con lui un po’ di casi e, nonostante tutto, ancora non si è stancato di venire ad aiutarmi nella mia sala operatoria.
E poi ci fu la prima paziente, che ci portò tutte le ansie da prestazione della “prima volta”, ma che andò meravigliosamente; e poi la seconda, Maria, con una malattia tanto più difficile ma che abbiamo imbrigliato, con cui abbiamo ancora tutti noi un rapporto speciale e privilegiato; e poi via via gli altri, man mano che l’idea si espandeva a macchia d’olio grazie anche ai canali di comunicazione del nostro Istituto. È iniziata anche una collaborazione con i Ginecologi diretti dal dr. Domenico Vitobello, grazie a qualche intervento condiviso. E gli Oncologi: a partire dal loro direttore, Armando Santoro, per passare a Lorenza Rimassa, Paolo Zucali e Alexia Bertuzzi.

Insomma, un lavorone: per riuscire a fare una “bollitura” fatta bene ci vuole davvero un’organizzazione incredibile, non diversa da quella di un trapianto di fegato. Decisamente non è una cosa che si possa fare in qualunque ospedale
Chi ce lo ha fatto fare, con il tanto lavoro che abbiamo già nella pratica quotidiana?
L’amore per il paziente.
La curiosità che ci spinge sempre ad esplorare mondi nuovi: in definitiva, la naturale pulsione dell’essere umano ad accettare nuove sfide umane e professionali.
La voglia di offrire ai nostri pazienti qualcosa che ancora non avevamo “in repertorio”; e se consideriamo che, da qualche mese, nel mio Istituto esiste un Cancer Center (http://www.cancercenter.it/index_desk.php), ci rendiamo conto che non avremmo mai potuto negare ai nostri pazienti questa importante chance terapeutica.

Le ragioni potrebbero essere tante, ma quello che conta è esserci, con entusiasmo come abbiamo sempre fatto in tutta la nostra storia.
Questo sito è la naturale e ovvia emanazione di un lavoro che ci sta coinvolgendo oltre ogni aspettativa.
Ci lavoreremo un po’ tutti noi a vario livello coinvolti, con la speranza di offrire un servizio importante ma, soprattutto, interattivo.
Ci sarà il lavoro medico, e mi impegnerò personalmente a tampinare tutti gli Specialisti – non solo del nostro Istituto – che potranno dare un contributo scientifico rilevante.
Ma ci sarà anche il contributo dei pazienti, che racconteranno le loro esperienze, o che potranno chiarirsi i dubbi; e a tale proposito ricordo a tutti che il forum è già attivo. Richiede un’iscrizione gratuita e quel po’ di attenzione che è richiesta in ogni ambiente pubblico moderato.

Bene. Il sito crescerà con il passare del tempo: ci vorrà un po’ di pazienza, ho già maturato esperienza in tal senso con l’altro mio sito – www.operadisc.com – anch’esso come questo curato da mio cugino Francesco Bagnoli: ed è l’ultima doverosa citazione per questo giro.
Vi aspettiamo

Pietro Bagnoli


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