Luca

07 Giugno 2013

La mia storia inizia a gennaio 2012, qualche mese prima del compimento del mio quarantanovesimo anno.
La comparsa dei primi malesseri, dolori lombari fastdiosi ma neanche troppo forti. A febbraio alcuni controlli a vuoto e poi la diagnosi: tumore al colon-retto in metastasi al fegato e peritoneo. Mi viene anche detto che non sono operabile.
Per un attimo, ma solo un'attimo, l’ovvia disperazione. Alla domanda: "Che fare ora?", la risposta, fondamentale: “Iniziare a fare le scelte giuste”.
La prima: decidere di intraprendere il percorso di cura presso l'Istituto Clinico Humanitas.
La seconda, non meno importante: affidarsi ad un giovane oncologo, il dott. Personeni.
Inizio la chemioterapia il 21/03/2012; da subito, i dolori lombari scompaiono ed inizio a sentirmi meglio. Alla prima TAC di controllo, i risultati sono confortanti: le varie masse si sono ridotte ed ll dott. Personeni parla del mio caso ad un suo collega chirurgo.
Incontro il dott. Bagnoli a metà giugno circa. Mi dice che solo cinque anni prima non sarebbe stato possibile e mi spiega con molta chiarezza e franchezza i pro ed i molti contro dell'intervento: nessuna promessa mirabolante, niente false speranze.
A me valutare il da farsi ma la scelta, la terza, è quasi obbligata: affidarsi al Dott. Bagnoli ed accettare la proposta.
Il 15/10/2012 vengo sottoposto ad un complesso intervento chirurgico presso l'Istituto Humanitas. Nel foglio di dimissioni redatto dal dott. Bagnoli leggo quanto segue: "Peritonectomia pelvica in blocco con sigma-retto e linfonodi locoregionali, omentectomia, ecografia intraoperatoria, resezione epatica S8, perfusione ipertermica intraoperatoria per 1 ora con CDDP 200mg e mitomicina C 25 mg. E stata inoltre allestita ileostomia laterale di protezione".
Nonostante tutto questo, il 29/10/2012, dopo solo due settimane, vengo dimesso. A distanza di quasi otto mesi, ho a portata di mano gli esiti dell'ultima TAC di controllo, la terza dopo l'intervento. Le notizie sono molto rassicuranti: colon e fegato sono a posto mentre l'addome continua a mantenersi pulito.
È chiaro, il percorso è ancora lungo e molte decisioni dovranno ancora essere prese. Alla luce dei fatti è comunque innegabile che le scelte fatte sinora si sono dimostrate azzeccate. Non mi riferisco al semplice fatto di stare bene e della qualità di vita, molto alta, che sto vivendo. Il punto fondamentale è l'aver potuto ricevere, parole del Dott. Bagnoli, "la migliore opzione terapeutica possibile".
Alla luce dell'esperienza maturata, a chiunque mi chiedesse un consiglio, non avrei dubbi sul cosa dire.
Innanzitutto, stare calmi, niente panico ed imparare a gestire la paura in tutte le sue manifestazioni. Con calma, prendersi il tempo necessario per fare le scelte fondamentali, non necessariamente uguali alle mie. Trovare il proprio "Humanitas", i propri "Personeni" e "Bagnoli"; in ogni caso, individuare tutti quei contesti che favoriscano al massimo il radicamento ed il rafforzamento di un elemento fondamentale: la fiducia.
A questo punto, si può partire: così è sicuramente un ottimo punto di partenza e non è cosa da poco.
Paradossalmente, qui mi fermo: ogni storia ha un suo percorso e non mi sento così saggio da poter aggiungere altro. Il mio percorso, questo sì lo posso dire, lo vedo con chiarezza e, nonostante tutto, la visione mi dona serenità, positività e molto altro che eviterò di menzionare per non risultare troppo ‘spirituale’.
A ciascuno l'irrinunciabile ed affascinante compito di capire qual'è quello che meglio si adatta alla propria storia.
Firmato: Luca (50 anni)
Gorgonzola, 04/06/2013


Galleria

  

Presentazione

Questo sito si ripropone di affrontare in modo organico e costruttivo un [Leggi]

Contatti

Topics

Cerca