Mara

25 Ottobre 2015

Ciao a tutti, mi chiamo Mara, ho appena compiuto 60 anni e voglio raccontarVi la mia storia.

Ho sempre condotto (ahimè) una vita attenta alla salute: mai bevuto, mai fumato, controlli semestrali del colesterolo, molta attenzione all'alimentazione, ecc.
Ai primi di Giugno 2014, al ritorno da una vacanza, inizio ad avvertire un gonfiore addominale.
Siccome soffro da sempre di problemi intestinali la cosa non sembra allarmante, infatti mi viene diagnosticata una semplice infiammazione del colon e mi vengono prescritti dei fermenti lattici.

Passano i giorni ma il gonfiore non diminuisce, decido quindi di fare un'ecografia di controllo all'addome presso un Istituto Diagnostico della mia città.
L' ecografia evidenzia soltanto un “...modesto versamento intraperitoneale che si dispone in sottilissima falda periepatica e in modesta misura nello scavo di Douglas...” . In parole semplici: nulla di preoccupante.

Per estrema prudenza decido però di sentire anche il mio Ginecologo di fiducia, dato che Egli mi ha in cura da diversi anni, conosce molto bene la mia anamnesi ed è un Medico di cui mi fido molto. Anche il Ginecologo esegue un' ecografia, molto scrupolosa e più approfondita della precedente (ecografia esterna e interna), ma il responso non cambia: nulla di cui preoccuparsi! Unica novità rispetto al parere precedente il fatto che, siccome eravamo appena rientrati da un periodo di ferie, era possibile che io avessi contratto uno di quei parassiti intestinali che a volte si possono trovare nei villaggi vacanza (?).

Prenoto immediatamente una visita al reparto di Infettivologia dell' Ospedale. Mi visitano, eseguo degli esami, ma giustamente gli Specialisti del Reparto mi fanno notare che il primo sintomo di una qualunque infezione da parassiti intestinali è la diarrea, mentre io semmai ho il problema opposto!! Alla fine, non risultando nulla nemmeno da questa indagine, mi dicono di stare tranquilla e che “non è niente e passerà”.

Intanto, tra una visita e l'altra, siamo arrivati ai primi di Luglio! Passano i giorni, ma non il gonfiore, anzi, adesso inizia a farmi male la pancia anche quando cammino o sono semplicemente in piedi.
Il 21 Luglio, essendo il dolore diventato insopportabile, decido di andare al P.S. dell' Ospedale.
Mi fanno una Tac e mi dicono che mi devono ricoverare per degli accertamenti. Mio marito viene invece chiamato a parte e lo informano che dalla Tac risulta un Carcinoma Peritoneale di probabile origine ovarica.
Per delicatezza mio marito decide di non raccontarmi nulla. Dopo alcuni giorni però io scopro tutto da sola: una mattina che sento i Medici parlare di “ascite” inizio a fare alcune ricerche in Internet...
A questo punto ci crolla il mondo addosso.....Com'era possibile che negli ultimi due mesi, dopo tutti i controlli che avevo fatto, nessuno se ne fosse accorto???

Dopo 15 giorni nel reparto di medicina e dopo la asportazione di 2 litri di ascite (peraltro subito riformatasi dopo pochi giorni), mi dimettono con la previsione di iniziare una chemioterapia e di effettuare successivamente un'isterectomia totale (operazione chirurgica per asportazione di utero e ovaie).
Nel frattempo però mio marito aveva iniziato una serie di ricerche in rete per cercare di capire se esisteva in Italia un centro specialistico mirato ai problemi della carcinosi peritoneale. In effetti, se posso parlare con franchezza, non ero molto convinta del programma terapeutico che mi era stato sottoposto, e speravo sinceramente che esistesse qualche centro clinico o unità ospedaliera che fosse in grado di spingersi oltre la semplice isterectomia totale, la quale, come ci avevano chiaramente spiegato in Ospedale, rappresentava una soluzione provvisoria.

Abbiamo così scoperto che a Milano c'erano due medici che effettuavano, in due diverse sedi, un innovativo intervento, denominato CRS-HIPEC, il quale garantisce maggiori speranze di sopravvivenza rispetto al programma terapeutico tradizionale che mi era stato prospettato nell'Ospedale della mia città.

Dovete sapere che mio marito è molto apprensivo quando si tratta della mia salute (il Dott. Bagnoli ne sa qualcosa...). Per questo motivo ha preso appuntamento con entrambi i Medici di cui Vi ho parlato.
Al primo appuntamento è andato soltanto mio marito con tutti i miei esami, dato che io stavo troppo male per sopportare un viaggio andata e ritorno da Milano.
Il secondo appuntamento era con il Dott. Pietro Bagnoli all'Istituto Humanitas di Rozzano. Questa volta sono riuscita ad andare anch' io, dato che mi sentivo un pochino meglio.
Devo dire che entrambi i Medici ci hanno colpito per la professionalità e la competenza. Effettuare una scelta è stata una decisione difficile, anche e soprattutto perchè le due situazioni si presentavano equivalenti.

Quello che mi ha colpito entrando in Humanitas è stata l'aria di professionalità che si respirava, sembrava una clinica più che un ospedale. Per non parlare del Dr. Bagnoli che con semplicità, umanità e professionalità mi ha saputo infondere speranza e tranquillità, seppur non nascondendomi che l'intervento sarebbe stato molto molto impegnativo e con possibili problemi post-operatori, ma con una buona possibilità di successo.
Avevo deciso: mi sarei fatta operare in Humanitas!!

Avevamo stabilito con il Dr. Bagnoli che avrei eseguito prima tutti i cicli di chemioterapia presso l'Ospedale della mia città, e successivamente avremmo proceduto con l'intervento, con la speranza che nel frattempo la malattia si sarebbe ridotta proprio grazie alla chemio, rendendo quindi meno invasivo l'intervento stesso.
Tra i vari rischi segnalati c'erano le eventualità che: 1) oltre che utero e ovaie dovesse essere rimossa anche la milza 2) dovesse essere eseguita una ileostomia temporanea di protezione, la quale si sarebbe dovuta mantenere per circa tre mesi, dopo di che avrei dovuto essere nuovamente operata per ri-normalizzare il tratto intestinale.
Il Dott. Bagnoli ci spiegò che queste decisioni vengono prese dal chirurgo durante l'intervento, a seconda della situazione riscontrata sul paziente.

Dopo 6 cicli di chemioterapia, eseguiti presso l'Ospedale, per fortuna la malattia si era ridotta parecchio: a questo punto era possibile programmare l'intervento.
Qui devo dire un grande Grazie al dott. Bagnoli che ha fatto di tutto per operarmi il più presto possibile!!
Vengo operata il 2/2/2015.
Dopo circa 10 ore di intervento e 3 gg di terapia intensiva vengo portata nel reparto di chirurgia per la degenza. Per fortuna durante l'intervento il Dr. Bagnoli ha riscontrato una diffusione della malattia inferiore a quello che si pensava all'inizio, quindi mi ha asportato soltanto utero, ovaie, peritoneo, colecisti e pochi linfonodi.
Non sono stati necessari né l'asportazione della milza e tantomeno l' ileostomia!!

E' doveroso a questo punto un ringraziamento totale verso i medici e gli infermieri/e che mi hanno seguito in questo percorso difficilissimo, in lotta quotidiana contro il dolore, la mancanza di appetito, il timore continuo che potesse sorgere in qualunque momento una qualsiasi complicazione.

Fortunatamente tutti questi timori si sono rivelati infondati: non posso infatti dimenticare le parole di uno dei medici che mi ha seguito nel decorso post-operatorio quando, parlando con mio marito, gli diceva che era stupito dalla rapidità della mia ripresa!!! In effetti il Dott. Bagnoli ci aveva preavvisato che il tempo medio di ospedalizzazione post-operatoria per questi interventi era di circa 20 giorni.
Finalmente, dopo soli 12 giorni, senza febbre e complicazioni post-operatorie, vengo dimessa!!!!!!!!!

Devo dire che i due mesi seguenti sono stati duri:
Prima il viaggio in macchina verso casa con dolori addominali allucinanti ad ogni sobbalzo della strada.
Poi a casa non riuscivo a stare sdraiata, avevo male dappertutto.
Se mangiavo due bocconi mi veniva subito male allo stomaco.
Ho dormito praticamente seduta sul divano per più di due mesi.
Ho dovuto attendere la ricanalizzazione dell'intestino: da piangere ogni volta che mi sedevo sul wc.
Ma in tutto ciò avevo la serenità e la tranquillità che l'intervento era riuscito perfettamente.

Mi stavo riprendendo piuttosto bene quando l'8 maggio ho avuto una doccia fredda: mi si è verificato un blocco intestinale provocato da una “briglia” causata a sua volta da alcune “aderenze post-operatorie”.
Sono eventualità secondarie che si possono verificare dopo un intervento all'addome.
Purtroppo devo essere rioperata d'urgenza qui nella mia città!!!!
Fortunatamente si tratta di un intervento minore sia come invasività che come durata (circa 1 ora).
Devo però ricominciare il calvario della ricanalizzazione, della ferita all'addome, dell' alimentazione, ecc.

Adesso mi sono ripresa molto bene, mangio quasi normalmente, i dolori sono scomparsi e pian pianino sto recuperando anche la forma fisica.
Sto facendo una terapia di mantenimento con anticorpi monoclonali (BEVACIZUMAB) presso il centro di Oncologia della mia città e tra un controllo Tac/Pet e l'altro continuo la mia vita.
Proseguo inoltre le visite in Humanitas con il Dott. Bagnoli, il quale mi sta monitorando anche in questo percorso di recupero.


Sono passati quasi 9 mesi dall'intervento e devo dire che malgrado le difficoltà del recupero sono contenta delle scelte che ho fatto e che mi hanno permesso di vivere.
Sono contenta soprattutto di aver scelto il Dr. Bagnoli che ha dimostrato una grande umanità e una capacità incredibile di infondere coraggio senza peraltro sminuire il rischio a cui sarei andata incontro per l'intervento impegnativo a cui avrei dovuto sottopormi.
Non mi stancherò mai di ringraziarlo per avermi salvato la vita, e a tutti coloro che si dovessero trovare nella mia stessa situazione dico: non smettete mai di combattere!!!!!
Anche se è dura e certi giorni ti senti scoraggiata....ne vale la pena, e con le persone giuste accanto si trova la forza per affrontare qualsiasi difficoltà.

Mara


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