Roberto (e Giusy)

20 Giugno 2013

Comincio questa storia dal giorno del mio quarantesimo compleanno o meglio dalla settimana in cui la mia famiglia, composta da me e mia moglie Giusy (personaggio principale di questa storia), festeggia i due compleanni ed l'anniversario di matrimonio. In quei giorni di settembre 2012 comincio ad avvertire un dolore all'inguine. Dopo un paio di consulti la diagnosi ė "ernia inguinale" con necessità di intervento chirurgico. Intervento ovviamente di routine ma, non
avendo mai subito un'operazione chirurgica in vita mia nė trascorso mai neanche una notte in ospedale ed essendo io un soggetto fondamentalmente ipocondriaco (non sopportavo la vista dell'ago per un semplice prelievo) a cui ha sempre dato fastidio solamente parlare di malattie, l'idea dell'intervento mi crea un discreto panico. Questo particolare ė importante per sottolineare che non sono proprio una persona che si può definire coraggiosa.
30 novembre 2012: operazione riuscita perfettamente, l'indomani torno a casa ma inizio del calvario; durante l'intervento di ernia il chirurgo del piccolo ospedale di provincia dove mi sono operato estrae per l'esame istologico del muco, del liquido contenuto nel sacco erniario.
Dal 30 novembre al giorno della diagnosi ufficiale, avvenuta i primi di gennaio 2013, la vita si sospende. I medici non capiscono e continuano a sottopormi a TAC ed ecografie rassicurandomi che non si tratta di niente grave, io vivo sospeso illudendomi che non sia niente di cui realmente preoccuparsi, fingendo di non vedere la realtà. In questo momento prende le redini della situazione mia moglie, per la quale non esistono parole che possano definirne il coraggio e la
tenacia dimostrata in questa occasione. Capisce subito che l'unica diagnosi possibile ė il mostro chiamato pseudomyxoma peritonei; studia su internet, manda mail ai pochi centri che si occupano questa malattia, contatta telefonicamente i dottori che praticano questo tipo di operazione e la diagnosi è pressoché unanime.
3 gennaio 2013: la malattia viene diagnosticata ufficialmente in un incontro a Bologna ed io per la prima volta sento dalle parole del medico diagnosi, tipologia di intervento chirurgico, possibili conseguenze quali resezioni di organi ed effetti collaterali.
La bomba esplode e la mia prima reazione ė di disperazione convinto di non riuscire ad affrontare un macigno del genere con tutte le possibili conseguenze.
Tra vicissitudini varie, che tralascio, nel periodo più nero della mia vita e della mia famiglia sempre grazie alla straordinaria caparbietà di mia moglie avviene l"incontro decisivo il 30 gennaio 2013 con il dott. Bagnoli dell'Istituto Clinico Humanitas di Rozzano. Senza nascondere nulla sull'enormità dell'intervento riesce a rassicurare ed a trasmettere una serenità e la consapevolezza che andrà tutto bene.
Io e mia moglie usciamo da quell'incontro rinfrancati e fiduciosi e non esitiamo un attimo ad affidarci al dott. Bagnoli, alla sua équipe ed all'Istituto Clinico Humanitas. Data prevista per l'intervento tre mesi circa, quindi tra fine aprile ed inizio maggio. I mesi trascorrono nella pseudo-normalità, si va regolarmente al lavoro e si cerca di vivere come se nulla fosse. Ovviamente risulta impossibile, infatti ci chiudiamo sempre di più in noi stessi, non vogliamo vedere nessuno e l'unica momento di normalità ė andare al lavoro. Ma ė in questo periodo che acquisto ogni giorno di più la forza e la
determinatezza di potercela fare ad affrontare ed a superare il mostro che ha sconvolto la nostra vita; non mi stancherò mai di ripetere che l'amore di mia moglie in tutto ciò ė stato determinante nel caricarmi e nel trasmettermi la sua forza; io ho capito che dovevo mettere tutte lei energie e trovare il coraggio per affrontare il mostro per me, per lei e per il nostro futuro insieme.
Chi deve affrontare questo intervento per sconfiggere la malattia deve trovare in se stesso le motivazioni per dire: CE LA POSSO FARE.
Per quel che mi riguarda la voglia di avere un futuro con mia moglie come famiglia ė stata determinante. Ribadisco che sono sempre stato un gran fifone per ciò che riguarda malattie ed operazioni e quindi tale percorso è stato difficile ma mi ha permesso di arrivare all'intervento con relativa tranquillità, senza nascondere che vi sono stati momenti di sconforto e paura.
13 maggio 2013: intervento.
Tralascio la descrizione dei fastidi, dolori e sensazioni provate sopratutto i primi giorni dopo l'intervento. Ovviamente è molto dura, si ha paura; io non riuscivo a farmi toccare l'addome dai medici, saltavo in aria con conseguente giusta "cazziata" del dott Bagnoli. Ma capisco che occorre reagire, trovare la forza per superare i momenti di sconforto ed andare avanti. In questo di grande aiuto sono stati tutti i medici dell'equipe del dott. Bagnoli (il dott. Brocchi
per tutti, purtroppo non ricordo i nomi di gli altri dottori ma sono stati splendidi), gli infermieri della terapia intensiva, gli infermieri del reparto B1 (il grande Marius per tutti) e tutto il personale dell'Istituto Clinico Humanitas.
Adesso dopo un mese e 8 giorni dall'intervento sto meglio, posso mangiare di tutto, riesco ad essere perfettamente autonomo in tutto; certo mi stanco facilmente, ho sempre una sensazione di spossatezza ma so che il peggio ė passato, una battaglia contro il mostro ė vinta; ovviamente so che non finisce tutto qui, ci saranno i controlli periodici da fare e occorrerà imparare a conviverci.
Questa mia piccola testimonianza vuole essere di aiuto, se possibile, a chi deve affrontare un intervento che può sembrare impossibile da superare ed una malattia che sembra un mostro indistruttibile.
Si può fare e si può combattere e anche vincere. L'importante ė affidarsi alle persone giuste e fidarsi di loro senza esitazioni. Noi abbiamo trovato il dott. Bagnoli e la sua équipe, che non finirò mai di ringraziare; ognuno trovi i suoi e troverà la forza di affrontare un percorso difficile ma che alla fine ti permette di rivedere la luce.
Roberto 40 anni


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